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Linee guida non rispettate sono un'aggravante per il medico

Per spiegare questo argomento prendiamo in considerazione la sentenza di un episodio realmente accaduto.

Secondo il paziente i medici non gli avrebbero somministrato la dose adeguata di un farmaco antitrombotico a base di eparina e successivamente non si sarebbero accorti dell’insorgenza della trombosi venosa profonda, ritardando così di alcuni giorni l’inizio di una terapia adeguata.Dopo essere stato vittima di una trombosi venosa, un paziente denunciò i due medici della clinica privata in cui era stato ricoverato per chiedere il risarcimento dei danni subiti in conseguenza del loro operato negligente.

Il giudice durante la sentenza di primo grado era stato chiaro al riguardo: le linee guida non rispettate sono un'aggravante per il medico. In questo modo ha accolto la domanda del paziente ritenendo che i medici erano stati responsabili dei danni subiti dallo stesso. Secondo il giudice, dunque, i due dottori non avevano correttamente interpretato il quadro clinico del paziente perché, se lo avessero fatto, avrebbero somministrato la giusta dose di eparina e la trombosi venosa profonda si sarebbe potuta evitare con molta probabilità.

Il ricorso dei medici

La clinica privata e i due medici decisero di ricorrere in appello e la Corte territoriale ribaltò la decisione che il giudice dettò durante il primo grado. Secondo la Corte, infatti, non c'era alcun nesso tra la colpa ascritta ai due medici ed il danno subito dal paziente escludendo, così, che quella condotta potesse essere considerata colposa, in quanto i medici in quell’occasione avevano bilanciato il rischio di emorragia e quello di trombosi somministrando la quantità di eparina in maniera idonea ai due fattori di rischio. Inoltre, in questa occasione i giudici avevano evidenziato che la somministrazione di eparina non eliminava del tutto il rischio di trombosi.

Riguardo la tesi del paziente secondo cui i medici avevano trascurato i sintomi della trombosi ritardandone così la cura, la Corte d’Appello sì riconobbe una condotta colposa dei medici che però, secondo loro, non provocò nessuna ulteriore conseguenza nello stato di salute del paziente. Secondo la Corte d'appello, insomma, non vi erano elementi certi per stabilire come e quando fosse insorta la trombosi quindi non era possibile stabilire se ci sarebbe stata qualche probabilità di evitare il danno.

Il paziente ricorre alla Cassazione

Il paziente e i suoi avvocati, ovviamente in disaccordo con la decisione della Corte di Appello, decisero di appellarsi alla Corte di Cassazione con nove motivi di ricorso. Interessante per noi è il terzo motivo in cui la supposta vittima ha lamentato l’omissione da parte dei medici delle linee guida stabilite dalla scienza medica per il trattamento dei politraumatizzati da sinistro stradale.

La decisione della Corte di Cassazione

Secondo i giudici della Cassazione, una condotta difforme dalle linee guida è negligente ed imprudente, sottolineando, però che una condotta difforme dalle linee guida può essere ritenuta diligente in casi determinati, come quando, ad esempio, le linee guida prescrivano la somministrazione di un farmaco al quale il paziente risulta allergico.

Allo stesso modo, una condotta conforme alle linee-guida può essere ritenuta colposa se queste non sono beneficiose o non sono sopportate dal paziente (ad esempio, un paziente può non tollerare l'anestesia totale prevista nell’esecuzione di un intervento chirurgico).

La decisione dei giudici della Cassazione, quindi, ha evidenziato che le linee guida non costituiscono un parametro rigido ed insuperabile di valutazione della condotta del medico perchè relativo alle diverse circostanze e alle diverse caratteristiche fisiche ed immunologiche del paziente.

Ovviamente, però, se le linee guida prevedono una prassi medica che può essere perfettamente tollerata dal paziente, la sua omissione può essere considerata un'aggravante per il medico che non l'ha eseguita. 

Risarcimento Colpa Medica

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